Crocevia di culto e musica: Piazza San Giovanni in Laterano

Basilica di San Giovanni in Laterano

Domani è Primo Maggio e come poteva Roma In Punta di Piedi non raccontarvi uno dei luoghi simbolo di tale ricorrenza? Quella di San Giovanni in Laterano è una delle piazze romane più conosciute e amate, non solo da turisti e fedeli, ma anche dai giovani, vista la trasformazione subita negli ultimi anni. Luogo di culto per eccellenza di Roma, la basilica omonima sorse nel IV secolo sugli Horti Laterani, proprietà personale di Costantino quando vinse Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, nel 312. “In Hoc signo vinces” recitavano gli antichi e Costantino, grato a Cristo per la vittoria, avrebbe donato gli antichi terreni e la residenza al Vescovo di Roma. Quindi, all’indomani dell’editto di Milano del 313, che legalizzava la religione cristiana in tutto l’impero, venne edificata la prima e primitiva basilica. La dedica ufficiale della basilica al Santissimo Salvatore risale al 324, quando Papa Silvestro I dichiarò Domus Dei la chiesa e l’annesso Palazzo del Laterano. Sita sul Celio, insieme al Palazzo Pontificio del Laterano, il Palazzo dei Canonici, il Pontificio Seminario Romano Maggiore e la Pontificia Università Lateranense, oggi la basilica è la prima delle quattro papali e una tra le più antiche e importanti del mondo Occidentale, nonché possedimento extraterritoriale della Santa Sede. La Piazza davanti al Palazzo Laterano ospita un obelisco di granito rosso alto più di 30m, forse il più grande esistente. L’obelisco fu realizzato intorno al XV secolo a.C. e proviene probabilmente dal tempio di Ammone a Tebe in Egitto. Fu portato a Roma dall’imperatore Costanzo II nel 357 e collocato sulla spina del Circo Massimo, dove già si trovava l’obelisco Flaminio. Ritrovato rotto in tre pezzi nel 1587, insieme all’obelisco Flaminio, fu eretto nel 1588 dall’architetto Domenico Fontana per volontà di Papa Sisto V in Piazza San Giovanni. L’intera area del Laterano è delimitata dalle Mura Aureliane, che si aprono su Porta San Giovanni. Inaugurata nel 1547 sotto Papa Gregorio XIII, è di dubbia fattura: infatti, ancora oggi, non sappiamo con certezza se è stata realizzata da Giacomo Della Porta, come vuole la tradizione romana che lo fa addirittura morire nei pressi della Porta a seguito di un’indigestione, o da Giacomo Del Duca. La struttura della Porta è più simile a quella dell’entrata di una villa che non a quella di un’opera difensiva e sul lato esterno una lapide commemorativa della realizzazione dell’opera recita:

GREGORIVS XIII PONT. MAX

PVBLICAE VTILITATI ET VRBIS ORNAMENTO

VIAM CAMPANAM CONSTRAVIT

PORTAM EXSTRVXIT

ANNO MDLXXIIII PONT. III

Infatti La porta dava accesso alla via Campana, l’odierna Via Appia Nuova. Per il nome della via Campana si accettano entrambe le etimologie: era la strada che portava in Campania, ma anche quella che collegava la città coi Castelli Romani. Porta S. Giovanni è legata alle tradizioni popolari romane, oggi scomparse, come quella relativa alla “Notte di San Giovanni”, il 23 giugno. Secondo la leggenda, il fantasma di Erodiade, che aveva convinto il marito Erode Antipa a far decapitare San Giovanni Battista, organizzava una sorta di sabba di streghe sui prati del Laterano; per scacciarle i romani predisponevano una grande festa nei dintorni che le mettesse in fuga. Sempre caratteristica della notte di S. Giovanni è l’usanza di mangiare le lumache, le cui corna simboleggiavano la discordia (il significato del tradimento è molto più recente): mangiandole si seppellivano nello stomaco i contrasti e i rancori accumulati durante tutto l’anno trascorso, dando all’usanza un significato di riconciliazione. Ma Piazza San Giovanni non è solo culto. Anzi. Dal 1990 è proprio in questa cornice che si tiene una delle kermesse musicali più famose e seguite d’Italia: il Concerto del Primo Maggio, organizzato dai sindacati confederali CGIL, CISL e UIL in onore della Festa dei Lavoratori. Ideato da Maurizio Illuminato, ogni anno richiama un gran numero di spettatori, ospitando artisti sia italiani che stranieri come gli Iron Maiden, nel 1993, Robert Plant e gli Oasis, nel 2002. Dallo scorso anno è nato 1MFestival, il contest di Musica Emergente legato alla manifestazione che, nella prima edizione, ha portato 6 finalisti sul palco di Piazza San Giovanni, dando all’evento un’impronta più sperimentale e indipendente.

Articolo di Elisa Salvati

Concerto del Primo Maggio

Concerto del Primo Maggio

Obelisco Lateranense

Obelisco Lateranense

 

Foto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale, archivio personale di Elisa Salvati e http://roma.lenuovemamme.it

 

 

Il misterioso orologio a sei ore

Sapevi che a Borgo Santo Spirito, nel cortile di un palazzo al civico 73, si trova un curioso orologio con il quadrante suddiviso in sei ore anziché in dodici?

L’anomalia è dovuta al modo di suddividere la giornata in Italia fino a poco più di centocinquant’anni fa; l’orologio a sei ore (anche detto alla romana perché diffuso soprattutto a Roma e nell’ambito religioso del Lazio) aveva infatti la funzione di indicare, in concomitanza al suono delle campane, le antiche ore italiche. Con le ore italiche la misurazione del giorno iniziava, anziché dalla mezzanotte, dall’AveMaria della sera, cioè circa mezz’ora dopo il tramonto del sole, per cui l’unica lancetta presente nell’orologio percorreva quattro giri completi prima di segnare le 24 ore, suddividendo così la giornata in quattro intervalli da sei ore ciascuno.
Nel 1847, Pio IX pose fine al curioso modo di contare le ore, e uniformò tutto lo Stato pontificio al resto d’Europa, adottando la cosiddetta “ora alla francese”, quella che conosciamo oggi.
Per aiutare i romani, confusi dai nuovi quadranti, il papa introdusse lo sparo del cannone di mezzogiorno, prima da Castel Sant’Angelo, poi da Monte Mario e finalmente dal Gianicolo che tutt’ora avverte i romani dello scoccare del mezzodì.
Immagine

Immagine Immagini relative all’orologio a sei ore

Roberta Sardo

Foto:it.paperblog.com

 

Il Gianicolo: una passeggiata lungo la storia

Immagine

Panorama Gianicolo

Chi, per un motivo o per un altro, arriva a Roma e vuole godere di una vista mozzafiato, non può non andare a percorrere la meravigliosa passeggiata del Gianicolo, da cui si può ammirare, appunto, uno dei panorami più straordinari e suggestivi  del centro storico della città eterna.

Il Gianicolo è un colle romano che si trova a 88 metri d’altezza dalla riva destra del Tevere e alla cui base si estende il famigerato rione storico di Trastevere. Secondo quanto ci è stato tramandato dalla tradizione, il nome deriverebbe dal dio Giano, il dio degli inizi, una delle più antiche divinità romane, che vi avrebbe fondato un centro abitato conosciuto con il nome di Ianiculum. Il colle, che originariamente si trovava in territorio etrusco, fu occupato e annesso a Roma da Anco Marzio, quarto Re di Roma.

Nel 1849 fu teatro dei combattimenti contro le truppe francesi per la difesa della Repubblica Romana, che ebbe però vita breve. In seguito all’Unità d’Italia, nel 1883, le nuove istituzioni italiane, Stato e Comune, trasformarono l’area in passeggiata pubblica dedicata alla memoria della Difesa di Roma, diventando una sorta di memoriale del Risorgimento.

Attualmente la Passeggiata del Gianicolo è costituita da due grandi viali alberati da platani, che si riuniscono nel piazzale Garibaldi, il punto più alto del percorso, sulla cui sommità si erge l’imponente statua equestre di Giuseppe Garibaldi, realizzata da Emilio Gallori e inaugurata nel 1895. Il viale prosegue poi in un’unica strada che scende a tornanti verso la chiesa di Sant’Onofrio, realizzata a completamento della Passeggiata nel 1939.

Ciò che rende l’ambiente particolarmente suggestivo sono i mezzibusti marmorei che, posti a poca distanza l’uno dall’altro, percorrono l’intera passeggiata, evocando il ricordo di illustri garibaldini e dei combattenti che insieme a Garibaldi avevano resistito per settimane alle truppe francesi.

Una particolarità che forse non tutti conoscono è che dal 1904, in cima al colle è stato posizionato un cannone che spara ogni giorno alle 12 in punto. La tradizione del colpo di cannone risale a Pio IX che, per evitare confusioni di orario, diede uno standard alle campane delle chiese di Roma, nel 1847, per fare in modo che non suonassero ognuna il “proprio” mezzogiorno. Durante la guerra l’uso del cannone fu interrotto e venne ripristinato il 21 aprile 1959, in occasione del 2712° anniversario della Fondazione di Roma. Nei rari giorni in cui la città è meno rumorosa, lo sparo si può udire fino all’Esquilino.

Completano l’insieme dei monumenti celebrativi gianicolensi il Monumento equestre ad Anita Garibaldi, realizzato da Mario Rutelli e inaugurato nel 1932, e il Faro tricolore donato alla città dagli italiani d’Argentina in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, nel 1911. Nelle ricorrenze nazionali, dal faro partono dei potenti fasci di luce tricolore che si stagliano sul cielo romano. Forse non tutti sanno che la balconata del faro, che è rivolta verso il carcere Regina Coeli e a cui è molto vicina in linea d’aria, ha rappresentato per lungo tempo uno strumento di comunicazione tra i detenuti e i propri familiari. Tale pratica veniva concessa dalle forze dell’ordine a patto che i messaggi fossero davvero rilevanti ed urgenti.

Immagine

Monumento a Giuseppe Garibaldi

Immagine

Faro del Gianicolo

 

Articolo di Federica Mancusi

Foto da:

http://www.techniconsult.net

http://www.casettediroma.it

http://www.tesoridiroma.net

Nel cuore del Quartiere Nomentano: Piazza Bologna

Fig. 1: Meridiana spezzata – Stele commemorativa

Vi ricordate di questa foto? Qualche giorno fa l’abbiamo postata sul nostro blog per darvi un indizio sul luogo che avremmo voluto raccontarvi con il nostro primo articolo. Avevate capito dove si trovava quest’opera? Che abbiate capito o no, è proprio il caso di dire che il tempo per scoprirlo è scaduto; l’opera in foto infatti rappresenta una meridiana spezzata (fig.1), progettata dall’architetto Giancarlo Micheli e realizzata in travertino dallo sculture Gabriele Altobelli nel 2000, con lo scopo di ricordare l’attentato a Giovanni Falcone. L’idea era quella di eseguire un manufatto che traducesse, nella sua stilistica essenzialità, l’orrore di quell’assurdo gesto nel ticchettio di un orologio; la meridiana, rivolta a sud, indica infatti le 17:58, ora dell’attentato.

La stele in questione trova la sua collocazione a Piazza Bologna (fig.2 e fig.3), cuore del Quartiere Nomentano, al secolo “Quartiere Italia” dal nome delle vie che circondano la piazza, tutte dedicate alle città italiane. La piazza, che prende il nome del capoluogo emiliano, si trova a metà fra una zona signorile, a ridosso della via Nomentana, ed una più popolare verso la via Tiburtina, ha una forma circolare e ricopre una posizione centrale all’interno del quartiere che con la sua forma di un triangolo irregolare comprende anche la zona tra via Nomentana, la tangenziale est, il Policlinico Umberto I e parte della zona di San Lorenzo (fig.4). Fatte queste premesse resta da chiedersi come questo luogo significativo per la storia sociale della città si sia evoluto nel tempo.

Nei primissimi del Novecento, attorno alla piazza si sviluppò un’area destinata alla borghesia medio-alta, caratterizzata da villini a quattro piani con pregevoli finiture architettoniche, ma quando tra gli anni ‘20 e ‘30 Roma conosce un’impetuosa trasformazione strutturale, legata all’avvento del fascismo, piazza Bologna non ne rimane esente; è infatti questo il periodo in cui la zona registra un forte sviluppo, soprattutto come zona residenziale, arrivando rapidamente alla saturazione territoriale. Durante l’epoca fascista, la piazza venne rivisitata e destinata agli alloggi dei gerarchi fascisti; le caratteristiche architettoniche mutarono con la creazione di edifici condominiali. Nel piano di “Modernizzazione Nazionale” degli anni ‘30 rientra anche la costruzione del Palazzo delle Poste, opera di Mario Ridolfi, che sorge su un lato della piazza e che rappresenta uno degli esempi più interessanti di architettura razionalista. L’edificio in listelli di travertino è caratterizzato da una doppia curvatura ed è privo di facciata, cosa che lo rende surreale. Durante la Seconda Guerra Mondiale la piazza fu danneggiata dai bombardamenti da parte delle forze alleate (lo sviluppo edilizio del dopoguerra ne ha totalmente cancellato le tracce) e fu scenario di deportazione degli ebrei da parte delle forze fasciste poiché sede di una nutrita comunità ebraica. La storia successiva traccia l’involuzione di una piazza che da zona residenziale diviene zona di servizio: infatti fino agli anni Settanta si ravvisa una deplorevole sostituzione di villini con palazzine moderne ed edifici per uffici, nonché l’apertura della tangenziale, rendendo la vita di chi ci abita poco praticabile sotto il profilo della mobilità e poco salubre visti gli alti tassi di inquinamento. Inoltre dalle interviste svolte sul territorio emerge, soprattutto da parte degli autoctoni, un largo malcontento sotto il profilo degli interventi architettonici che hanno deturpato la bellezza del quartiere ricoprendolo di cemento.

Ad oggi i dati statistici rivelano in loco un alto indice di vecchiaia, ultimamente mitigato dall’aumento di studenti che fanno del posto un’area universitaria piena di vita ad ogni ora del giorno; la piazza risulta altresì ben fornita di mezzi pubblici e servizi, una sorta di piccola città a misura d’uomo tra le cui viuzze è possibile perdersi per rintracciare ancora qualche piccolo profumo del passato racchiuso tra le ville, i mercati e le botteghe artigianali che resistono, nonostante tutto, allo scorrere del tempo.

Fig. 2: Vista aerea di Piazza Bologna oggi

Fig. 3: Piazza Bologna Anni ’30

Fig. 4: Quartiere Nomentano

Fig. 4: Quartiere Nomentano

 

Articolo di Roberta Sardo

Foto da: www.romaguide.it; http://www.romasparita.eu.

Un gatto per patrimonio

Sapevi che Roma è l’unica città italiana, e tra le pochissime al mondo, ad aver dichiarato i gatti “patrimonio bio-culturale”?

A Roma infatti i quasi duemila felini di strada sono protetti dalla legge e hanno il diritto di vivere nelle quattrocento colonie esistenti in città dove godono delle cure di numerosi volontari.

La regina delle colonie è quella di Torre Argentina.

Immagine

Foto: www.romeguide.it

2767° Natale di Roma

 

Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? Com’è nella tua memoria? Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall’altro come onda da onda; la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze; e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle.

 

   Rainer Maria Rilke

 

Oggi ricorre il 2767° Natale di Roma e non potevamo non celebrarlo! Le parole di Rilke evocano un’immagine romantica e barocca, fontane, piazze, scalinate e giardini per ricordare la fastosità di una città che non perderà mai la sua magia.

 

Fontana di Trevi

Fontana di Trevi

Articolo di Elisa Salvati

Roma: la città di cui è stato detto tutto… o quasi!

Roma è una fra le città più belle e conosciute del mondo. Ha un patrimonio artistico, storico e culturale immenso ed ogni giorno conta un enorme numero di turisti.

Quando si cammina per le strade di questa città si è abituati a lasciarsi catturare e stupire dalla sua maestosità, dai suoi monumenti e dalla sua storia.

Alcuni vivono a Roma da tutta una vita, altri da qualche anno; qualcuno ci va tutti i giorni per motivi di studio, lavoro o semplicemente per ammirare la sua enorme bellezza.

Spesso, poi, si sente dire in giro “Questo quartiere era molto diverso prima!”.

Quello che noi ci siamo chieste è “Prima quando? E in che modo era diverso?”.

Spesso ci si concentra su ciò che si sa di Roma, che poi è quello che sanno quasi tutti.

Noi vorremmo raccontarvi ciò che non si sa; ciò che c’era e che non c’è più; ciò che non si vede di quello che ancora c’è.

Vogliamo provare a farvi vedere quella Roma che cammina in Punta di Piedi; che non ha riflettori ad illuminarla, solo le fioche luci di un passato neanche troppo lontano ma meno grandioso di quello a cui si è abituati.

Vi parleremo di quei posti che pochi conoscono, di quello che non sapete dei posti che invece conoscono tutti, di miti, curiosità e personaggi della città di Roma.

Questo blog nasce nell’ambito di un corso universitario e a curarlo sono quattro studentesse che hanno voglia di dire qualcosa di diverso su una città su cui è già stato detto quasi tutto.

Il nostro leitmotiv e ciò che troverete narrato nel nostro blog è proprio quel “quasi”: ciò che non è stato detto, che è stato detto ma non si ricorda, che non si sa più.

Esopo diceva che spesso è dalle piccole cose che si capiscono quelle grandi; noi vi invitiamo a lasciarvi stupire dalle piccole cose che non sapete sulla grandezza di ciò che pensavate di conoscere. 

Articolo di Federica Ponza

Foto dal sito Nanopress

Foto dal sito Nanopress

 

La Fontana della Botte – Trastevere

Sapevi che a Trastevere, in via della Cisterna, si trova la “Fontana della Botte” che rappresenta il vino che in questo rione popolare scorreva a fiumi nelle osterie?

La fontana, commissionata nel 1927 all’architetto Pietro Lombardi, è formata da una base sulla quale è adagiato un “caratello” (nome con il quale veniva chiamata anticamente a Roma la botte usata per trasportare il vino) dal cui foro centrale fuoriesce un getto d’acqua che si versa nel sottostante tino da mosto; la botte è affiancata da due misure da vino da un litro.
Immagine