“Quante strade rare e belle, sò l’orgojo de ‘sto monno, che t’incanti ner vedelle”

Oggi abbiamo scelto un posto di Roma che forse molti di voi conoscono, ma che nasconde qualche bella storia che vorremmo raccontarvi.

Avete presente Piazza del Popolo? Certo – direte – chi non la conosce? Chiunque sia passato da Roma probabilmente avrà fatto un salto in questa splendida piazza, fra le più famose della Capitale. E Piazza di Spagna? Anche quella. Sempre piena di turisti, con una fama internazionale, Trinità dei Monti e la sua fiorita scalinata. Due fra le piazze più belle e famose di Roma, in cui molti e molte di voi saranno passati almeno un centinaio di volte. Allora, cosa c’è da dire più di questo?

In effetti non sono questi i luoghi di Roma in cui volevamo accompagnarvi oggi. Il posto in cui andremo si trova da queste parti, fra Piazza di Spagna e Piazza del Popolo. Qui c’è una via molto famosa  e frequentata: Via del Babbuino. Ed è proprio fra le parallele di questa via che nasconde il luogo di oggi.

Sapete che posto è quello ritratto nella foto qui sotto? Probabilmente alcuni di voi saranno in grado di riconoscerla, tanti altri forse no. Ma se siete curiosi, basta avere ancora un po’ di pazienza e scendere un po’ più in basso nella pagina e saprete cosa vi vogliamo raccontare.

margutta prima

Molti la conoscono come La Via degli Artisti ma il suo vero nome è Via Margutta, una piccola oasi incantata al centro di Roma. Varcando l’ingresso di questa via sembra davvero di essere scaraventati in un universo parallelo. La confusione del centro fa lentamente spazio ad un posto che sembra sospeso fra sogno e realtà, alla quiete soave di una via in cui anche l’aria è leggera, priva di smog.

Via Margutta

Via Margutta

Nel 1400 questa zona è occupata principalmente da comunità religiose ed horti, ma subisce profonde trasformazioni a seguito di un processo di lottizzazione.

Via Margutti diviene una piccola via situata nella parte posteriore dei palazzi di Via del Babbuino,

dove vengono parcheggiate le carrozze e in cui sono ubicate le scuderie. La zona, inoltre, ospita le case di lavoratori dell’epoca quali muratori, marmisti, stallieri, cocchieri che svolgevano la loro attività in questo viottolo. Un artista ignoto apre la sua prima bottega e comincia a realizzare le prime opere d’arte, dando il via a quel grande slancio artistico che la caratterizzerà fino ai giorni nostro.

Nel corso del Cinquecento lo scenario subisce variazioni ancora più profonde e questa strada acquisisce quell’assetto bohemien che le è tipica. In questo periodo, infatti, si insediano nella zona artisti e stranieri, una fascia sociale molto raffinata. Il verde diventa l’aspetto predominante, la via assume odori e sapori tipici, con le botteghe degli artisti che crescono a vista d’occhio, come tanti piccoli fiori in mezzo ad uno splendido paesaggio all’arrivo della Primavera.

Ai primi del Novecento nella zona fioriscono anche un gran numero di opere artistiche; in particolare nel 1927, in questa via, dall’architetto Pietro Lombardi viene realizzata la Fontana delle Arti, una piccola fontana a base triangolare che all’apice presenta secchi e pennelli e contiene due volti, uno triste e l’altro sorridente, emblema tipico dell’arte.

La Fontana delle Arti

La Fontana delle Arti

La via diventa famosa negli anni ’50, dopo per aver ospitato alcune scene del film Vacanze Romane e di Un Americano a Roma. Da questo momento in poi diventerà residenza di molti personaggi di rilievo fra qui Federica Fellini e Anna Magnani.

Tutt’ora la strada è sede di iniziative artistiche ed esposizioni, fra cui la più importante è “Cento pittori a via Margutta”, una rassegna artistica nata nel 1953 grazie all’iniziativa di alcuni artisti. L’evento trasforma la via in una mostra a cielo aperto, ricca di colori e forme, che ospita opere anche di artisti sconosciuti.

Una strada che è da sempre il rifugio di artisti, poeti, musicisti, scultori; un luogo in cui l’arte si respira nell’aria, si tocca con mano, dove la trovi ovunque, che ti circonda e ti avvolge.

Targa per Federico Fellini e Giulietta Masina

Targa per Federico Fellini e Giulietta Masina

“Via Margutta, quante strade rare e belle

sò l’orgojo de ‘sto monno

che t’incanti ner vedelle…

io però sai che risponno?

“Via Margutta ormai è lampante

che le batte tutte quante

perchè è unica e speciale

 e ner monno nun c’è uguale!”

Strade belle e rare, come se ne vedono poche, un posto in cui arte e artisti trovano da sempre riposo. Un posto la cui essenza è l’arte a tutto tondo.

Articolo di Federica Ponza

 

Foto da:

roma.blogosfere.it

www.mpnews.it

“Non significa nulla se non ha swing”: il jazz che si nasconde nel quartiere Ostiense

Oggi vi prendiamo per mano e vi conduciamo in un posto che sembra non avere nulla da nascondere, uno dei quartieri più conosciuti di Roma: il quartiere Ostiense.

Ma se avete un po’ di pazienza cercheremo di farvi scoprire qualcosa che forse in pochi conoscono e che, in effetti, è per veri intenditori.

Innanzitutto potremmo iniziare dicendovi che il quartiere Ostiense è davvero molto antico, essendo fra i primi nati a Roma intorno nel 1911. La zona inizia a svilupparsi nel 1907 e nasce dalla volontà di creare un quartiere industriale, per questo vengono realizzati il Gazometro, i Mercati Generali, il Porto Fluviale e la Centrale Montemartini.

Queste sono, probabilmente, cose che in molti sanno; e ancora di più sono a conoscenza dell’esistenza della Basilica di San Paolo fuori le mura.

Una domanda lecita potrebbe essere “Ok, ci stai dicendo cose che sappiamo tutti, quando ci dirai qualcosa che potremmo non sapere?”.

Bene. Non vi farò aspettare ancora.

La storia del nostro posto di oggi inizia alla fine degli anni Trenta, quando Arturo Osio, uno dei fondatori della Banca Nazionale del Lavoro, decide di far costruire la propria villa proprio nel quartiere Ostiense, in viale di Porta Ardeatina.

In queste circostanze viene commissionato l’ingegnere Cesare Pascoletti che ha il compito di ristrutturare il casale del ‘600 che si trovava all’interno dell’area.

Villa Osio diventa una residenza elegante e suggestiva, soprattutto quando nel 1939 viene affidato al paesaggista Pietro Porcinai il compito di curare il parco circostante la villa. In questo modo vengono creati una serie di percorsi delimitati dalle piante e che circondano tutto l’edificio. Nella sala da pranzo, invece, si trova un affresco di Piazza Navona ad opera di  Amerigo Bartoli.

Immagine presa da http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/ville_e_parchi_storici/ville_della_borghesia/villa_osio

Villa Osio

 

Le cose cambiano quando negli anni Ottanta la proprietà finisce in mano ad una società controllata dalla Banda della Magliana. Lo stile e il parco della villa vengono alterati e subiscono numerose modifiche, diventando kitsch.

Nel 2001 la villa è stata confiscata e assegnata al comune di Roma. Da questo momento e dopo una serie di provvedimenti diventa un centro adibito ad attività musicali.

Nasce La Casa del Jazz, un luogo multifunzionale che ospita molte attività creative.

Insegna La Casa del Jazz presa da http://www.teatrionline.com/2014/01/i-nuovi-appuntamenti-alla-casa-del-jazz-di-roma/

Insegna La Casa del Jazz

La villa padronale ospita l’auditorium che è utilizzato per organizzare vari tipi di eventi, tra cui lezioni di storia del jazz tenute da esperti, guide all’ascolto, attività didattiche e così via. All’interno del parco, poi, è possibile trovare sale di registrazione e sale prove, locali di ristorazione e zone adibite per permettere agli artisti di risiedere nella struttura; ma anche un archivio audiovisivo, una biblioteca, una libreria.

La Casa del Jazz di sera presa da http://it.omnidreams.net/articles/43476-migliori-jazz-club-di-roma

La Casa del Jazz di sera

 

Un luogo unico in Europa che ospita artisti di fama internazionale e che si pone come obiettivo lo sviluppo e la diffusione del jazz in Italia, un genere musicale che per molti versi rimane ancora per pochi intenditori, anche forse perché è un genere che deve essere capito ancor prima che apprezzato.

La Casa del Jazz ha poi la funzione di essere un luogo di ritrovo e di incontro fra produttori, musicisti, critici e appassionati, ma che si rivolge anche a coloro che sono semplicemente curiosi di accostarsi a questo particolare genere musicale e a tutti i suoi stili.

Ecco dove volevo portarvi. In questo posto così speciale per la sua storia, per la sua struttura, i  suoi paesaggi e per ciò che si propone di realizzare.

Il motto della Casa del Jazz è una frase pronunciata da Duke Ellington, uno dei più grandi compositori e musicisti jazz, nel 1932:

Non significa nulla se non ha swing

Duke Ellington

Duke Ellington

Vi abbiamo voluto portare in questo posto per far sì che ognuno di voi possa trovare e far proprio il suo personale swing, nella speranza che fra i prossimi curiosi che si recheranno in questo posto ci sarete anche voi.

 

Articolo di Federica Ponza

L’Antico Caffè Greco: luogo di musica, letteratura ed arte

Dentro Roma c’è un caffè …

un caffè tutto speciale.

Non lo fo per dirne male;

dico solo quel che è.

Qui trovi americani,

gran milordi, signoroni,

grandi artisti, artisti cani.

Augusto Jandolo

 

Oggi abbiamo deciso di portarvi a passeggio in una delle vie più famose di Roma: via Condotti.

Di solito, quando si pensa a questa via, vengono in mente le fastose vetrine di alta moda, al cui interno sono esposti capi e borse costosissime e griffate. Ma queste sono cose che ogni turista, abitante o frequentatore di Roma probabilmente sa.

La cosa che, forse, pochi sanno è che via Condotti non è solo moda e vetrine, è anche storia e cultura.

Storia e cultura che risiedono nel più antico caffè di Roma (secondo in Italia, dopo il Florian di Venezia); stiamo parlando dell’Antico Caffè Greco fondato nel 1760 da Nicola della Maddalena, caffettiere di origine greca.

Nel corso del XIX secolo il Caffè diviene il punto di ritrovo di molti artisti ed intellettuali dell’epoca. Inizialmente a popolarlo sono i tedeschi, fra i quali ricordiamo Wolfgang Goethe.

Dal sito della Pro Loco di Roma

Incontro letterario – Dal sito della Pro Loco di Roma

In breve, però, il Caffè Greco assume una rilevanza ed una fama internazionale ed inizia ad essere frequentato da alcune delle più grandi ed importanti personalità artistiche, culturali e politiche di quel periodo, sia italiani che stranieri.

Ecco che allora, entrando in questo Caffè, avremmo potuto incontrare grandi scrittori stranieri come Mark Twain, Hans Christian Andersen, George Byron, Percy B. Shelley, magari seduti ad un tavolo a bere un caffè mentre pensavano alla loro prossima opera letteraria.

Ma non sarebbero mancati anche letterati italiani come Gabriele D’Annunzio, Giacomo Leopardi, Ennio Flaiano o Pier Paolo Pasolini. Fra i suoi tavoli avremmo potuto anche trovare filosofi come Arthur Schopenhauer o artisti come Antonio Canova e Anselm Feuerbach.

Varcando la porta di questo ritrovo delle più grandi menti dei secoli scorsi si potevano incontrare anche alcuni fra i più grandi musicisti della storia quali ad esempio Gioacchino Rossini o Arturo Toscanini, Richard Wagner o George Bizet.

Fra i musicisti più recenti possiamo ricordare che la Sala Rossa del Caffè è ritratta sulla copertina del 45 giri “Minuetto/Tu sei così” di Mia Martina.

 

Minuetto

Copertina 45 giri “Minuetto/Tu sei così”, 1973

Insomma la lista dei frequentatori di questo Caffè è veramente lunga e variegata. Sarebbe impossibile ricordarli tutti.

Interessante è anche ricordare che l’Antico Caffè greco ospita più di 300 opere d’arte nelle sue sale ed è la più grande galleria d’arte privata aperta al pubblico esistente al mondo.

Antico Caffè Greco - Interno Dal sito della Pro Loco di Roma

Antico Caffè Greco – Interno
Dal sito della Pro Loco di Roma

Diversi sono, poi, gli aneddoti che riguardano questo affascinante e suggestivo luogo, come quello che narra che un giorno Henry Beyle ( al secolo Stendhal) si recò appositamente al Caffè per incontrare un suo presunto sosia, ossia il pittore Stefano Forby. Stendhal rimase deluso dal constatare che quest’ultimo era piuttosto brutto.

Il fascino di questo posto è quello tipico di un luogo in cui, nel corso dei secoli, si sono recati intellettuali e artisti che con le loro opere e con il loro pensiero hanno cambiato la storia dell’umanità.

Mi piace immaginare che alcune delle loro brillanti idee o opere possano essere state pensate proprio in questo luogo, fra un caffè e l’altro, anche grazie al confronto e alla discussione con altre menti brillanti.

Chiudo gli occhi e vedo Gioacchino Rossini che davanti ad un caffè pensava a come completare Il Barbiere di Siviglia o La Cenerentola; o magari a Pier Paolo Pasolini che appuntava alcuni brani de Il sogno di una cosa su un foglio di carta proprio seduto ad uno dei tavoli di questo Caffè. Vedo Ennio Flaiano che magari rifletteva su quelle idee che l’hanno portato a scrivere La Vita Agra o a Antonio Canova che scolpiva mentalmente Amore e Psiche mentre fissava le pareti di questo luogo.

Immagino tutto ciò e mi dico che probabilmente è solo frutto della mia fantasia… o forse no.

Articolo di Federica Ponza

Antico Caffè Greco – Oggi