Il prodigioso crocifisso di San Marcello al Corso

Sapevi che la Chiesa di San Marcello ospita un crocifisso realizzato da un sadico artista?

Una macabra storia narra che nel XIV secolo uno scultore decise di realizzare un crocifisso in legno ma, sentendosi insoddisfatto del risultato finale, escogitò un raccapricciante espediente per dare più realismo all’opera. Come?  Uccise nel sonno un povero carbonaio e ne catturò l’agonia traducendola nella scultura lignea. Con ogni probabilità la leggenda è volta a spiegare l’estremo realismo del volto sofferente di quell’opera, ora visibile nella quarta cappella a destra della chiesa di San Marcello al Corso.

Ma questo non è tutto poiché dal 1519  sono attribuiti a questo crocifisso grandi miracoli e prodigi!

Si narra che nel maggio nello stesso anno la chiesa venne distrutta dalle fiamme e  il crocifisso,  appeso sopra l’altare centrale, fu l’unica opera a rimanere intatta; tre anni più tardi, l’avvento della peste a Roma spinse il papa ad affidarsi al crocifisso  portandolo in processione fino a San Pietro; 16 giorni dopo il contagio terminò.

Chiesa di San Marcello

Chiesa di San Marcello

Roberta Sardo

Foto da: www.abitarearoma.net

 

Il pozzo delle fattucchiere

Sapevi che i Romani credevano nell’esistenza di alcuni luoghi dove più facilmente i vivi entravano in comunicazione con il mondo degli inferi? Piazza Euclide è uno di questi!

Siamo nel 1999 quando in un parcheggio sotterraneo a Piazza Euclide vennero ritrovati i resti di un pozzo del II secolo d.C. dedicato alla divinità Anna Perenna. Se già di per se il ritrovamento fu sorprendente, quello che vi si trovò all’interno lo fu ancora di più; sul fondo del pozzo infatti giacevano 22 piccole placche in piombo dette “tabellae defixionum” ovvero vere e proprie maledizioni con incisioni verbali e simboliche (le scritte riportano il nome della persona a cui sono rivolte ed augurano sciagure di ogni sorta).

Accanto alle tabellae sono state ritrovate anche 14 piccole capsule contenenti delle statuine che possono a ragione essere considerate delle antesignane “bambole voodoo” dell’antica Roma; il pozzo ha restituito anche una grande quantità di monete, segno che la tradizione di gettare denari all’interno di pozzi e fontane ha evidentemente radici piuttosto remote.

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Tabellae defixionum

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Veduta dall’alto di Piazza Euclide

 

 

Roberta Sardo

Foto dawww.bastacartelloni.itwww.volovirtuale.com

La “Forma Urbis” e il backup ante litteram

Sapevi che in via dei Fori imperiali, alla destra della basilica dei Santi Cosma e Damiano, si trovava una gigantesca mappa di Roma antica?

Oggi di questa mappa non resta che un muro bucherellato, ma nel 200 d.C. lì era stata costruita una “Forma Urbis”, alta ben tredici metri e lunga diciotto suddivisa in circa centocinquanta tasselli applicati sul muro per mezzo di perni (ecco spiegati i buchi che vediamo oggi).

La mappa serviva, probabilmente, come archivio catastale delle proprietà e dei confini di Roma; certo la consultazione, come anche l’eventuale modifica, era alquanto complessa visto che le informazioni erano incise sul marmo, per questo motivo si crede che ne esistesse una copia su papiro e che la versione in marmo funzionasse come un backup ante litteram in caso di danneggiamenti della versione su papiro.

Ad oggi  di tutti quei tasselli ce ne pervengono solo 1189, i rimanenti sono oggetto di ricerca di appassionati archeologi.

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Fori Imperiali

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Un tassello della “Forma Urbis”

Roberta Sardo

Foto da: www.shakespeareinitaly.it www.info.roma.it

La visione di Augusto e “l’Altare del Cielo”

Sapevi che nella Chiesa dell’Ara Coeli si trova un reperto che lega l’impero romano all’origine della chiesa cristiana?

Dopo aver salito i ripidi gradini che precedono l’ingresso, entrare nella chiesa non è solo uno spettacolo, ma riserva anche un enigma al visitatore; sulla terza colonna a sinistra è possibile, con un po’ di attenzione, scorgere un’incisione che recita: “ A cubiculo augustorum” che vuol dire “Dalla stanza degli augusti” segno questo, che indica la provenienza della colonna proprio dalla casa dell’imperatore. Qual’ è il nesso?

La chiesa dell’Ara Coeli, che significa “Altare del cielo”, sorge su un l’altare che l’imperatore fece edificare in onore di un misterioso “Signore del Cielo” in seguito ad una visione avuta, proprio nella sua stanza, pochi anni prima della nascita di Gesù; la nitida visione aveva ad oggetto una donna che gli annunciava l’arrivo del Signore dei Cieli.

Augusto non poteva immaginare chi fosse quel misterioso “Signore”, ne che esso avrebbe scosso alle fondamenta l’impero di cui era a capo, ma quella visione lo coinvolse a tal punto da fargli edificare un altare in onore del cielo; su quell’altare ora sorge la chiesa  dell’Ara Coeli.

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Chiesa dell’Ara Coeli

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Colonna con incisione

Roberta Sardo

Foto da:it.wikipedia.org, romaleggendaria.blogspot.com

Il sepolcro di Elio Callistio già “Sedia del Diavolo”

Sapevi che tra l’intricato tessuto stradale del quartiere africano, in una piazza che prende il nome di Elio Callistio, sorge un sepolcro chiamato “Sedia del Diavolo”?

Il sepolcro, dedicato allo schiavo liberato Elio Callistio, ha infatti la forma di un grande trono che, leggenda vuole, sia stato fatto apparire dal re degli inferi per accomodarsi nella città santa.

Si tratta solo di fantasie, certo, ma hanno un fondamento di vita reale!

Nel Medioevo Piazza Elio Callistio era un covo di briganti e prostitute e lì si compivano orge, samba e riti occulti insomma, un luogo degno di Satana soprattutto quando, la notte, le luci dei falò si accendevano al suo interno donandogli un aspetto spettrale.

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Targa in marmo di Piazza Elio Callistio

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Sepolcro di Elio Callistio

Roberta Sardo

Foto da: www.06blog.it, www.tripadvisor.it

I fantasmi del Muro Torto

Sapevi che il Muro Torto è considerato, da tempo immemore, come un luogo infausto, infestato da spiriti e maledetto?

L’omonimo muro trova la sua collocazione su Viale del Muro Torto ed è quello che resta di un’antica villa risalente a circa venti secoli fa; ciò che da al muro l’appellativo di “torto” è  la sua caratteristica sporgenza  di circa un metro rispetto alla base che plasma la conformazione del viale sul quale è sito, creandovi una curva stretta conosciuta come “curva della morte”.

Le leggende sulla sua inclinazione si susseguono nei secoli e una fra tutte imputa le sue forme pendenti ad un fulmine che colpì il muro il giorno esatto della crocifissione di Pietro. Altre leggende macabre però ammantano il posto di un alone di mistero; pare infatti che il muro sorga su di un cimitero sconsacrato a cui fino al 1800 erano destinati i corpi dei condannati a morte e delle donne di malaffare, i cui spiriti aleggiano ancora in prossimità del muro tant’è che alcuni giurano di avervi visto dei fantasmi con la testa mozzata.

Non vi basta? Ci sono informazioni ancora più recenti, sempre non piacevoli: all’inizio del 1900 molte persone, come soggiogate dall’influenza nefasta di questo muro (anche definito “malo”), sceglievano questo punto per gettarsi nel vuoto e mettere così fine alla propria vita. Per fermare questa assurda epidemia di suicidi si decise di mettere delle reti metalliche “dissuasive”.

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Stampa antica ritraente il Muro Torto

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Il Muro Torto

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Viale del Muro Torto

Roberta Sardo

Foto da: www.info.roma.it,www.roma2oggi.it,www.catoneilcensore.com

 

Santa Maria in Via e il pozzo miracoloso

Sapevi che nei sotterranei di Santa Maria in Via sgorga un’acqua considerata miracolosa?

Nel 1256, sul posto in cui ora sorge la chiesa, si trovava una stalla con un pozzo d’acqua potabile dove i passanti si recavano ad abbeverare i cavalli; fu lì che accadde il miracolo: si narra che un inspiegabile bollore dell’acqua portò alla luce un’icona della Madonna che da quel giorno è venerata nella cappella detta “del pozzo” insieme all’acqua che da lì proviene.

Oggi la chiesa, che ricorda una piccola Lourdes offre l’acqua a curiosi e  fedeli, regalando non solo un angolo tranquillo e silenzioso, ma anche una speranza.

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Facciata di Santa Maria In Via

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Visita di San Giovanni Paolo II

Roberta Sardo

Foto da: rometour.org, http://www.ilsussidiario.net

Il tesoro nascosto dell’Arco degli Argentari

Sapevi che la storia dell’arco degli Argentari è legata ad un cospicuo tesoro che si troverebbe nascosto nei meandri della terra?

La leggenda vuole che nel Cinquecento giunse in città un misterioso personaggio che, con un antico libro in mano, giurava di possedere precisi indizi che lo avrebbero condotto ad un ricchissimo tesoro;  gli indizi di cui parlava, una serpe e una cornucopia, a suo dire sarebbero stati scolpiti sulla pietra del luogo che custodiva il tesoro.

Arrivato all’arco degli Argentari, scovò un basso rilievo con entrambi i segni e, ottenuto il permesso dal pontefice, cominciò a scavare promettendo che, una volta trovato il tesoro, lo avrebbe donato al popolo romano; purtroppo però aperto un varco in uno dei pilastri dell’arco vi entrò per scomparirvi per sempre.

Alcuni sostengono che cadde nelle profondità della terra, altri che trovò il tesoro e grazie ad un sortilegio si smaterializzò, beffando tutti.

Non si sa fin dove la leggenda si avvicini alla realtà ma, una cosa è certa, quella cornucopia e quel serpente vennero ritrovati durante un restauro dell’arco proprio su un bassorilievo in prossimità di un’apertura murata.

 

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Arco degli Argentari oggi

arco_argentari repertorio

Arco degli Argentari ieri

Roberta Sardo

Foto da: turismoastrambiente.wordpress.comit.wikipedia.org

Il giallo di Piazza della Rotonda

Sapevi che a Piazza della Rotonda si trova una lapide marmorea che racconta di come papa Pio VII ripulì il quartiere  dalle “Ignobili Taverne”? Ma cosa faceva di queste taverne un luogo così ignobile?

Le storie che circolano sulla faccenda sono degne di un romanzo giallo e vedono come protagonista una antica macelleria che sorgeva proprio sulla piazza; rinomata per la bontà delle sue carni la macelleria era gestita da due soci che macellavano i loro prodotti nell’angusta cantina sottostante la bottega, cosa questa che non avrebbe destato sospetti se solo non fosse che  molti dei clienti della bottega vi entravano per non uscirne più.

Che sia realtà o finzione la storia crebbe nella fantasia popolare a tal punto da costringere il papa a bonificare il territorio con un intervento di demolizione; la targa non riporta infatti alcun esplicito riferimento ai due macellai ma gli archivi pontifici conservano ancora la loro sentenza di morte.

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Piazza della Rotonda

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Targa marmorea – “Ignobilibus Tabernis”

Roberta Sardo

Foto da: http://www.laboratorioroma.it, http://www.aviewoncities.com

Il sepolcro del primo re

Sapevi che tra Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione si dice sorgesse una piramide denominata “Sepulcrum Romuli”?

La suggestiva costruzione  ornò questo angolo della città fino al XV secolo fino a quando papa Alessandro VI la fece demolire in occasione del giubileo del 1500.

Molti testi e dipinti antichi ne fanno mansione, ma nessun reperto riconducibile alla tomba del primo re di Roma è stata mai trovata; tuttavia,  in occasione dei lavori legati alla costruzione del sottopasso che dal palazzo di Giustizia doveva congiungersi con l’odierno sottopasso, i lavori vennero bloccati per la presenza di importanti reperti antichi tra i quali proprio i resti della tomba di Romolo.

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Pianta della città del Vaticano

 

 

Roberta Sardo

Foto da: www.skyscrapercity.com