Il Palazzetto degli Anguillara e la Casa di Dante

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai … davanti alla casa di Dante in Roma. E come dimenticare il nostro divinissimo amico e il suo viaggio ultraterreno? È impossibile. Ma se vi state chiedendo se fosse la vera casa di Dante, cioè quella in cui ha vissuto veramente, la risposta è no!!

La Casa di Dante in Roma venne costituita come ente morale nel 1914 dal regio decreto del 16 luglio 1914 n.796 da Vittorio Emanuele III e fu dichiarata sotto l’alto patrocinio dalla regina madre Margherita di Savoia, che pose la prima firma delle attività culturali, allo scopo di essere l’organo principe in Italia per la promulgazione e il sostegno della Divina Commedia.

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L’edificio in cui ha sede l’istituzione si trova a Trastevere, ed è meglio conosciuto come Palazzetto o Torre degli Anguillara. Venne costruito intorno alla metà del sec. XV per iniziativa del conte Everso II degli Anguillara, il quale fece costruire una sorta di piccola fortezza, inglobando e restaurando una torre più antica – le cui fondamenta si possono far risalire al sec. XIII – situata in posizione strategica sulla sponda destra del Tevere, idonea a controllare il fiume e l’Isola Tiberina che le sta di fronte.

Nel 1538, in seguito al declino della fortuna della famiglia Anguillara, il Palazzetto fu acquistato da Alessandro Picciolotti da Carbognano, uomo della corte pontificia e già vassallo, pare, degli Anguillara. Ma qualche anno dopo, nel 1542 un devastante terremoto procurò gravi danni che non furono adeguatamente riparati, per cui cominciò un degrado progressivo, con lunghi periodi di abbandono, della struttura, che ben presto venne soprannominata il “Palazzaccio”.

Passato successivamente alle “zitelle” di S. Eufemia, l’edificio venne acquistato nel 1827 da Giuseppe Forti, borghese trasteverino, che lo adibì a sede di una fabbrica di vernici e vetri colorati. Infine, espropriato nel 1887 dal Comune di Roma, venne restaurato agli inizi del Novecento, con un’opera di recupero della struttura antica affidata alle cure dell’architetto Augusto Fallani. Egli fece inglobare sulle pareti esterne e soprattutto interne, nel cortile, frammenti di antichi reperti e fregi architettonici, tra cui colonne con capitelli, insegne araldiche, e tra queste lo stemma degli Anguillara, con due anguille incrociate.

Nel 1920, compiuti i lavori di restauro e ristrutturazione, l’edificio venne così consegnato alla Casa di Dante, che, dopo averlo opportunamente arredato e attrezzato per la nuova destinazione, ne ha conservato fino ad oggi la gestione. Una lapide sulla facciata prospiciente il Tevere ricorda l’evento:

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Dal 1913, per ogni anno, si sono succeduti alla cattedra della Casa di Dante in Roma i maggiori dantisti del Novecento e anche grandi figure della cultura italiana, non dantisti “di professione”, ma intellettuali di grande rilievo nel panorama letterario e culturale del tempo che, dopo aver illustrato ogni singolo canto della Commedia, discutevano poi di aspetti dell’opera e della figura di Dante o della realtà storica e culturale del suo tempo. Attualmente la Casa di Dante in Roma organizza: mostre, convegni, seminari, conferenze, esposizioni di libri, sul maggior poeta italiano e tutte le domeniche continuano letture e spiegazioni dei canti della Commedia invitando al dibattito eminenti intellettuali e docenti universitari. Insomma, per gli appassionati di Dante, un vero tesoro.

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Articolo di Federica Mancusi

Fota da: www.30giorni.it; http://www.casadidanteinroma.it

Il gioco della battaglia navale ai tempi di Giulio Cesare

Sapevi che nel 46 a.C. a Campo Marzio si tennero le prime “neumachie”?

Le neumachie erano eventi spettacolari che riproducevano battaglie navali all’interno di bacini artificiali costruiti appositamente per l’evento.

Le battaglie navali più spettacolari furono realizzate da Augusto nel 2 d.C. nell’odierno rione di Trastevere (non si sa esattamente dove); per inscenare la battaglia di Salamina tra ateniesi e persiani l’imperatore face costruire un bacino munito di isola centrale (profondo 2 m e largo 1,5 km) e gradinate per gli spettatori, e impiegò una flotta di 30 triremi in tutto.

Le navi, che arrivavano in loco grazie a canali artificiali che collegavano il Tevere al bacino artificiale, mettevano in atto combattimenti spettacolari e sanguinosi, di cui non si hanno resti archeologici ma solo racconti.

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Raffigurazione di uno scontro tra imbarcazioni

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Veduta dall’alto del bacino artificiale costruito per l’evento

Roberta Sardo

Foto da: histoireoccidentale.wordpress.com, it.wikipedia.org

La Fontana della Botte – Trastevere

Sapevi che a Trastevere, in via della Cisterna, si trova la “Fontana della Botte” che rappresenta il vino che in questo rione popolare scorreva a fiumi nelle osterie?

La fontana, commissionata nel 1927 all’architetto Pietro Lombardi, è formata da una base sulla quale è adagiato un “caratello” (nome con il quale veniva chiamata anticamente a Roma la botte usata per trasportare il vino) dal cui foro centrale fuoriesce un getto d’acqua che si versa nel sottostante tino da mosto; la botte è affiancata da due misure da vino da un litro.
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