Il cimitero acattolico di Roma

All’ombra della Piramide Cestia, nel quartiere romano di Testaccio, si trova uno dei luoghi più silenziosi e “poetici” della città. Non un immenso parco, come tanti ce ne sono a Roma, né una grande piazza ricca di fontane zampillanti o di statue e monumenti, bensì un cimitero. Stiamo parlando del cimitero acattolico di Roma, chiamato anche “cimitero degli Inglesi”, o “cimitero dei protestanti” o, ancora, “cimitero degli artisti e dei poeti”; nel quartiere è più noto però come “cimitero del Testaccio”. La poesia che ispira questo luogo è dovuta al fatto che in esso sono sepolti poeti e scrittori del calibro di Shelley e Keats, così come innumerevoli altri artisti tra pittori, scultori, filosofi, attori e così via.

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Nelle culture cattoliche i cimiteri sono posti lugubri perché il momento della morte è visto come qualcosa di estremamente infelice. Nelle culture protestanti, invece, sia il cimitero che la morte sono viste da un prospettiva diversa, tant’è che i cimiteri anglosassoni sono organizzati con ampi prati verdi fra una tomba e l’altra, dove spesso le famiglie dei morti soggiornano per un pomeriggio, magari per fare un pic-nic. Il cimitero acattolico di Roma è un compromesso tra le due concezioni; al suo interno non si può mangiare per rispetto nei confronti del modo in cui i cattolici vedono i luoghi destinati a custodire i morti.

Dal momento che le norme della Chiesa cattolica vietavano di seppellire in terra consacrata i non cattolici, tra cui i protestanti, gli ebrei e gli ortodossi, nonché i suicidi, questi, dopo la morte, venivano “espulsi” dalla comunità cristiana cittadina e venivano inumati fuori dalle mura o al margine estremo delle stesse. Furono gli stessi acattolici a scegliere quei luoghi per le sepolture e ciò gli fu consentito da una deliberazione del Sant’Uffizio che nel 1671 acconsentì che ai “Signori non cattolici” cui toccava di morire in città venisse risparmiata l’onta di trovare sepoltura assieme alle prostitute e ai peccatori. La prima sepoltura di un protestante di cui si abbia notizia fu quella di un seguace del re esule Giacomo Stuart, chiamato William Arthur, che morì a Roma, dove era giunto per sfuggire alle repressioni seguite alle sconfitte dei giacobiti in Scozia.

Come indica il nome ufficiale, il Cimitero acattolico di Roma è destinato all’estremo riposo in generale dei non-cattolici stranieri, senza distinzione di nazionalità. Per lo spazio esiguo a disposizione e per mantenere intatto il carattere del luogo, solo eccezionalmente viene concessa la sepoltura a italiani illustri che, per la cultura alternativa espressa in vita, “straniera” rispetto a quella dominante, per la qualità della loro opera, o per altre circostanze della vita siano stati in qualche modo “stranieri” nel proprio paese. Tra loro, il politico Antonio Gramsci e lo scrittore Dario Bellezza.

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I grandi, centenari cipressi, il prato verde che circonda parte delle tombe, la bianca piramide che svetta dietro la recinzione di mura romane, insieme ai gatti che prendono il sole e passeggiano indisturbati tra le lapidi redatte in tutte le lingue del mondo, conferiscono a questo piccolo cimitero uno stile inimitabile.

 

Articolo di Federica Mancusi

Foto da:

http://www.ilpost.it

romapoint.blogspot.com

 

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